Dal passato il commercio 2.0 di domani

 

Certezza, identità e difesa dei prodotti del territorio nel patto tra Pd ed elettori

 

di Alberto Sava

se oggi andiamo a comprare il pane da uno dei tanti fornai di Cerveteri, per esempio, oltre a portare a casa un prodotto sicuramente di qualità superiore, i soldi che andranno nelle tasche del fornaio resteranno per intero nel nostro territorio. Verranno usati per comprare giornali, frutta o altri beni. E così avverrà per tutti i commercianti da cui si recherà il fornaio. Tutelando ed incoraggiando l’attività delle piccole botteghe, si innesta un ciclo economico virtuoso che produce ricchezza sul territorio. Invece, i soldi spesi nei centri commerciali, compresi i costosissimi affitti che commercianti pagano ai proprietari, non rientrano mai nel circuito economico del territorio. Vengono portati altrove, spesso lontanissimo, ancora più spesso all’estero, e conseguentemente spesi là…”  Il testo che avete appena letto è un post pubblicato su FB da un cittadino, che sintetizza bene le ragioni di una linea politica che punti alla difesa del commercio al dettaglio. Perché parlare di difesa e non di sviluppo delle botteghe a Cerveteri? La ragioni sono nell’emergenza di questo settore, ormai quasi del tutto scomparso dal centro storico, nelle tantissime attività commerciali avviate in tutto il territorio comunale, senza nessuno studio preventivo, e subito  chiuse, nelle fugaci presenze delle grandi griffe scomparse dal centro cittadino da anni, nella nascita di attività commerciali controllate da stranieri, e nella mancanza di un piano di sviluppo organico dell’intero settore, a partire dai mercatini rionali relegati alla spontaneità degli anni ’80. Nel centro storico, per esempio, sono rimasti in attività un antico forno a legna, un ristorante, una trattoria, un bar pizzeria-tavola calda, due bar, una gioielleria, un orafo gioielleria, una salumeria e due negozi di parrucchiere. Poca roba rispetto agli anni’70, quando ‘dentro le mura’ il commercio era fiorente, e molti settori erano coperti da più di un negozio. ‘For de porta’, tranne un paio di attività storiche nel settore abbigliamento e pelletteria, tutto il resto langue nel ristagno di una crisi ormai decennale. Oltre al carburante economico, vi sono tantissime altre ragioni per privilegiare la scelta della bottega tradizionale. Se è vero che, per riempire la borsa della spesa giornaliera, o settimanale che sia, con prodotti locali la massaia deve affrontare il disagio dello slalom tra una bottega e l’altra, e tra un parcheggio e l’altro, sull’altro piatto della bilancia i vantaggi sono enormi. Pensare ad una spesa fatta di prodotti a km 0 significa l’abbattimento dei costi di commercializzazione, e quindi minor costo di accesso per il dettagliante e minor costo di vendita. Alla principale voce del risparmio aggiungiamo la certezza del prodotto, la sicurezza a tavola ed il ritorno a sapori e profumi per fortuna lontani dalla triste omologazione industriale. Prodotti del territorio, distribuzione e commercializzazione, unitamente ad un abbattimento dei costi per l’occupazione del suo pubblico, sono punti cardine del patto tra il PD e gli elettori: la trasparenza e la difesa dell’identità del territorio rappresentano i pilastri fondamentali del programma elettorale, in una visione del futuro dove la qualità della vita, anche del vivere quotidiano, rappresenti il faro di ogni scelta politica. Per questo i ‘Dem’ sono contrari alla cancellazione di due terzi della zona artigianale, che l’amministrazione uscente progetta di sostituire con l’ennesimo omologante centro commerciale. La grande distribuzione, protagonista della globalizzazione dello spostamento planetario delle merci, ha annichilito  il privilegio della certezza su provenienza, sicurezza, e qualità, perseguendo obiettivi e concetti di pratica utilità, che non hanno niente a che vedere con la mediazione del vero.  Accanto al commercio il turismo, vero volano di un sano sviluppo economico e occupazionale del nostro territorio, attraverso un approccio meno retorico e più manageriale, che faccia in modo  che i visitatori restino sul territorio, dormano nei nostri bed & breakfast e nei nostri agriturismi, consumino nei nostri negozi e ristoranti. L’appuntamento elettorale per cambiare a Cerveteri è fissato per il prossimo 11 giugno. Alla nostra comunità che ritorna al voto ricordiamo ciò che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dissero: “La più grande rivoluzione è quella che si può fare con la matita nell’urna”.