OLTRE LO SGUARDO

Sabato scorso ho avuto la possibilità di partecipare ad un evento molto particolare, organizzato dal Museo Civico di Bracciano, ma che rientra all’interno del più ampio Progetto Oltre lo Sguardo: La multisensorialità come chiave di accesso al museo.

Insieme ad un gruppo di persone che avevano prenotato il proprio posto per poter vivere questa esperienza, sono stata introdotta in un mondo apparentemente buio, ma che invece si è rivelato ricco di sensazioni al dilà della vista.

L’educatrice museale Sara Maccioni ha lavorato a questo progetto per quasi un anno, insieme a Sara Fracassi (assistente tiflodidattica) dell’Istituto S. Alessio di Roma.

Ma a dare una mano ad entrambe è stato Moutie Adibi, un ragazzo ipovedente che ha testato e approvato i supporti utilizzati durante la visita.

Sì perché, appositamente bendati, io e gli altri visitatori abbiamo potuto non ammirare, ma vivere un quadro.

Il Ritratto di Sofia Branicka è stato destrutturato. Non avendo la possibilità di vederlo, lo abbiamo prima immaginato, grazie a Sara Maccioni che ci ha prima raccontato la storia della duchessa Sofia e poi è entrata nel dettaglio narrandoci il quadro. Abbiamo assunto la posa che Sofia mostra nel ritratto e abbiamo potuto toccare la stoffa del suo vestito, la forma dei suoi gioielli e odorare la violetta che teneva tra le dita. E tutto questo grazie ad i supporti creati con materiali poveri appositamente sotto la direzione di Moutie.

Il tutto senza mai smettere di interagire con l’educatrice museale, la cui voce fungeva da guida.

Per comprendere il secondo dipinto, L’Elemosina di San Tommaso, è stata sfruttata al massimo la drammatizzazione, coinvolgendo i partecipanti in un tableau vivant.

Terminata l’esperienza, i visitatori bendati sono stati guidati nel torrione dove si è svolta la verifica e dove hanno potuto gustare un aperitivo offerto dai commercianti del luogo.

Frequento con amore i musei sin da quando ero bambina, eppure non avrei mai creduto di poter vivere in maniera così coinvolgente un’opera d’arte.

Siamo tutti abituati a guardare, a volte soffermandoci a lungo, a volte passando davanti ad un quadro e lanciandogli un’occhiata di sfuggita, pensando che comunque più di così non si può fare. È vero che a molti (me compresa) vien voglia di toccare le statue, per sentire la levigatezza del marmo, o passare le dite su dei riccioli modellati in maniera così fine e realistica, ma a nessuno è mai venuto in mente di toccare un quadro. Perché pensiamo sia bidimensionale.

Sabato scorso, al Museo Civico di Bracciano, ho scoperto che anche i quadri hanno un profumo, che possono essere toccati e vissuti, oltre che semplicemente ammirati.

Perché, come mi ha detto Francesca, una bambina non vedente che ha partecipato alla visita con la famiglia: “Se non vuoi uscire fuori pista, non devi utilizzare soltanto la vista.”

Il mondo è tridimensionale e noi dobbiamo imparare a viverlo utilizzando al meglio tutti i sensi di cui disponiamo.

Monia Guredda